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L'ennesimo caso di isteria anti russa serve forse a nascondere la vera genesi del caso "russiagate"?


In spregio al buon senso, alla razionalità e alla verità, l’isteria “antirussa” produce oggi l’ennesimo finto scoop targato “Repubblica”. Il giornale di proprietà del massone globalista Carlo De Benedetti (già affiliato alla loggia “Cavour” di Torino per come riportato, tra gli altri, da Ferruccio Pinotti nel libro “Fratelli d’Italia”) ha informato il popolo italico circa la possibile esistenza di canali di illecito finanziamento che legherebbero uomini del Carroccio a uomini del Cremlino (clicca per leggere). Finora non è stato trovato un rublo, ma la registrazione di qualche parola in libertà, per come rilanciata a distanza di mesi dal sito “BuzzFeed” (clicca per ascoltare), basta per giustificare agli occhi dell’italico mainstream la forzata deflagrazione di un presunto “scandalo” che, allo stato, sembra solo sterile chiacchiericcio. Per una strana nemesi della storia, mentre la gran parte delle forze politiche presenti in Parlamento mostra prudenza sul caso, gli unici che attaccano a testa bassa in stile “Tafazzi” sono proprio quelli del Pd, ovvero i legittimi eredi di un partito politico che per decenni i rubli da Mosca li intascava per davvero (leggi il libro di Gianni Cervetti “L’Oro di Mosca”). Non si capisce quindi se Zingaretti e Renzi siano scandalizzati per davvero o, semmai, si agitino in preda all’invidia. In ogni caso, al di là delle battute, senza voler entrare nel merito di una vicenda i cui contorni sono ancora assolutamente nebulosi, è forse più utile chiedersi come mai una (non) notizia del genere venga fuori proprio adesso? Cui prodest? La mente corre subito al caso “Russiagate”, inchiesta farlocca costruita artatamente da pezzi di “stato profondo” americano con l’obiettivo di limitare i margini di manovra del nuovo Presidente Donald Trump, considerato un “irregolare” dal sistema dominante. Questi apparati statunitensi avrebbero complottato in danno di Trump insieme ad uomini organici ai servizi di intelligence di alcuni Paesi stranieri, tra cui l’Italia (clicca per ascoltare). Di questa storia, che si intreccia intensamente con la vicenda giudiziaria che riguarda i “fratelli Occhionero”, i giornali italiani si guardano bene dal parlare. In compenso si “eccitano” alquanto nel rilanciare il video di un certo Savoini (collaboratore di Salvini esperto di cose russe) che parla di affari e geopolitica un tanto al chilo con non meglio precisati emissari di ignoti oligarchi. Noi non siamo maliziosi, ma se lo fossimo penseremmo di essere di fronte ad un patetico tentativo di rinverdire fuori tempo massimo i fantasmi di un “Russiagate” che, alla fine della fiera,  è scoppiato proprio nelle mani degli apprendisti stregoni che lo hanno strumentalmente costruito. A Salvini, anziché queste stupidaggini, andrebbe semmai rimproverato un eccesso di prudenza e una certa tendenza al “cerchiobottismo” che lo induce a recitare la parte dell’amico di Putin nei giorni dispari e a contribuire- insieme al resto dei Paesi Ue- al rinnovo delle anacronistiche sanzioni contro Mosca in quelli pari. Puntare sulla dissoluzione della moneta unica non è un “reato” ma una necessità storica e macroeconomica, riconosciuta come tale da economisti già premi nobel come Joseph Stiglitz. Non c’è bisogno del Kgb per capire che la Ue è una gabbia infernale che produce violenza, disoccupazione, miseria ed emarginazione. Ma a furia di recitare tutte le parti in commedia (euro no, euro si, euro forse..) alla lunga si corre il rischio di farsi male da soli. Salvini lo sa?

Francesco Maria Toscano
10/07/2019

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