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L'ecumenismo religioso è l'altra faccia del mondialismo politico.


Se vogliamo davvero uscire da questo inferno di Unione Europea, senza limitarci all’invettiva come le comari cantate da De Andrè,  dobbiamo pianificare una alternativa razionale che disegni il “mondo nuovo” che intendiamo costruire. Non crediate si tratti di un mero sforzo “accademico” o di uno schiribizzo da intellettuali annoiati. Come insegnava Giordano Bruno “la materia è pensiero”. Possiamo quindi cambiare il corso concreto della storia solo dopo averne definito i contorni astratti. Per riuscire nell’impresa è indispensabile perciò individuare i pilastri che reggono l’attuale sistema ed abbatterli uno per uno con costanza ed efficacia. Quali sono questi pilastri?  Nell’ultimo capitolo mio libro “Dittatura Finanziaria” (Uno editore), individuavo una serie di specifici campi di azione, a partire dal più importante, che ci vedranno protagonisti. La prima battaglia da affrontare è certamente di natura “spirituale”. I padroni hanno elaborato e imposto sul piano globale una nuova “religione” razionale e laica che risulta essere strettamente funzionale al mantenimento del potere in capo alle stesse élite decidenti. Questo nuovo culto venera i miti della tolleranza e della pace perpetua frullando le religioni rivelate nel tritacarne di un ecumenismo che, facendo finta di preservarle, in realtà le dissolve tutte. L’ecumenismo sul piano religioso è l’altra faccia del mondialismo sul piano geopolitico. La crisi che il cattolicesimo vive ai nostri giorni, esacerbata dalla presenza di un Pontefice che venera il “dubbio” più che il “dogma”, è naturale conseguenza delle risultanze del Concilio Vaticano II, atto di resa con il quale il quale i discendenti di Pietro dichiaravano di fatto di riconoscere la supremazia di altre “correnti sapienziali”, perlopiù di derivazione relativista e gnostica. Non a caso la globalizzazione affamante che ha avvelenato i nostri tempi si è infranta proprio contro la Russia ortodossa. La chiesa ortodossa, infatti, a differenza di quella cattolica (di quella protestante, cavallo di Troia del materialismo, è inutile proprio parlare) ha resistito con orgoglio alle sirene del “modernismo”, offrendo a politici lungimiranti come Putin una sponda “spirituale” che si è rivelata decisiva per non capitolare. Marx- pur grandioso nel cogliere la natura ontologicamente alienante del capitalismo- sbagliava nel credere che tutto ciò che esulasse dal campo dell’interesse economico fosse mera “sovrastruttura” (anche se in realtà- al di là delle sintesi successive- il pensiero autentico del filosofo di Treviri sul punto era più complesso e articolato). Più condivisibile invece risultava essere l’analisi di Max Weber che individuava per l’appunto nel “protestantesimo” lo spirito autentico del capitalismo. Il protestantesimo, difatti, declinato nelle sue varie forme, ribalta il messaggio evangelico di quel Cristo che manda all’inferno il ricco Epulone e che spiega come sia più facile per un cammello entrare nella cruna di un ago piuttosto che per un ricco entrare in paradiso. Con una operazione spregiudicata, un vero e proprio “satanico ribaltamento”, Lutero, Calvino e compagnia bella invertono il paradigma dalle fondamenta, trasformando la ricchezza e l’avarizia in segno della grazia divina. Alla luce di questo preliminare ragionamento, ritengo essenziale recuperare una nuova e sana “dimensione spirituale” che abitui l’Uomo di oggi e di domani a valutare la reificazione di sé stesso alla stregua di una bestemmia e di un abominio. Riscoprire la centralità della persona è il primo passo per fermarne il processo di continua e subdola mercificazione in atto. Il resto, probabilmente, verrà di conseguenza.

Francesco Maria Toscano

6/07/2019

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