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Dalla Val Brembana con amore


Con riferimento alla faccenda che vede coinvolto Gianluca Savoini, amico di Salvini, in relazione ad alcuni presunti strani accordi da concludere in compagnia di uomini russi non ancora identificati, è bene fare chiarezza e non confondere i piani. Il dialogo integrale pubblicato dal sito americano BuzzFeed palesa obiettivamente la disinvoltura con la quale questa improvvisata delegazione della “Val Brembana” parte alla volta di Mosca mischiando in maniera del tutto impropria politica e affari. Sappiamo che la politica non è materia di esclusiva competenza delle “anime belle”, per cui troviamo ridicole le reazioni degli uomini del Pd, partito che più di ogni altro ha tenuto e tiene da sempre rapporti “incestuosi” con il mondo bancario (Monte dei Paschi vi ricorda qualcosa?). Ma il fatto che il Pd rappresenti sempre la sublimazione di ciò che di peggio esista sul globo terrestre, non può costituire vita natural durante un alibi per tutti gli altri. Al di là della vergognosa isteria antirussa che pervade gran parte dei media italiani e occidentali, bisogna onestamente riconoscere che la Lega ha due grossi problemi che questa storia incidentalmente mette a fuoco. Il primo riguarda la qualità media della classe dirigente leghista, composta perlopiù da personaggi incolori e arroganti che spesso, specie al sud, si fanno garanti di una continuità gestionale che finisce con il rassicurare i soliti (e opachi, per usare un eufemismo) “gruppi dominanti”; il secondo riguarda invece la (inesistente) capacità di elaborazione strategica di Salvini e soci sul piano delle relazioni internazionali. Salvini si muove infatti sullo scacchiere geopolitico con la stessa grazia di un ragazzone un po’ goffo che saltella eccitato tra Mosca e Washinton come un imbucato al ballo delle debuttanti. Senza elaborare una chiara e limpida piattaforma culturale, che tenti di immaginare e pianificare la costruzione di un nuovo ordine mondiale in grado di archiviare per sempre gli equilibri infami oggi prevalenti, non resta che il piccolo cabotaggio e la commedia, arti nelle quali Salvini- molto più del napoletano Di Maio- evidentemente eccelle. Arriva però un momento nel quale la “commedia” a beneficio di telecamera non basta più e i nodi vengono tristemente al pettine. Questo momento per il “truce Matteo” è arrivato. Nessuno che non sia nato ieri può pensare che la pubblicazione dell’audio integrale dell’incontro avvenuto a Mosca nell’ottobre dello scorso anno possa essere casuale. Lo scoppio improvviso di questo “scandalo” contiene certamente un “messaggio” che Salvini sarà chiamato, con i suoi strumenti “ermeneutici” (si fa per dire), a decifrare. Questa storia aiuta chiaramente le fazioni “globaliste” che riescono in un colpo solo a rievocare il “fantasma russo”, dopo il fallimento del complotto chiamato “Russiagate”, nonché a ridimensionare uno dei principali partiti  sedicenti “sovranisti” proprio mentre il “sistema” di potere europeo si ricompatta intorno a due figure eterodirette dal “deep state” atlantico come Ursula Van Der Leyen Christine Lagarde. Difficile quindi credere che una simile manovra sia stata ordita dai servizi segreti russi, presuntivamente innervositi dai continui balletti del bulletto padano come alcuni hanno fatto intendere. Più semplice immaginare invece l’avvenuto intervento di qualche “barba finta” occidentale, capace di penetrare a Mosca come un coltello caldo nel burro. Se così fosse bisognerebbe chiedersi quanto sia ancora oggi forte l’influenza di alcuni precisi circuiti “liberal” nel cuore degli apparati russi, totalmente occupati al tempo dell’imbelle Eltsin e forse mai del tutto bonificati del “tattico” Vladimir Vladimirovich. Converrebbe ricordare inoltre che il 20 ottobre del 2014 moriva in una strano incidente a Mosca Cristophe De Mergerie, Ceo di Total amico di Putin che aveva fortemente criticato l’applicazione delle sanzioni a Mosca in seguito alla crisi di Crimea. Semplici casualità forse. O  forse no. In ogni caso sarebbe ora che Salvini e Di Maio la smettessero di giocare con i soldatini per servire in maniera più compiuta l’interesse nazionale dell’Italia. Altrimenti si ritirino in buon ordine per lasciare spazio a nuove forze politiche, autenticamente “sovraniste” e “populiste”, in grado di fare quello che i “gialloverdi” non vogliono o non possono fare.
Francesco Maria Toscano
12/07/2019

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