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“No a liberalismo, comunismo e nazismo”, Dugin in un video Facebook di Risorgimento meridionale

Il politologo russo: "Mi hanno impedito di parlare per colpa dell'egemonia"


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Avere un atteggiamento critico verso il liberalismo totalitario e globalista, senza riproporre gli schemi del comunismo e del nazismo, ma mettendo al centro il popolo. Questa, La quarta teoria politica indicata da Aleksandr Dugin nel suo omonimo libro e da lui stesso illustrata, ieri, in una location privata, a Gioia Tauro, dopo il doppio dietrofront. Prima da parte dell’Università di Messina, poi del Consiglio regionale della Calabria. In questo secondo caso, per non meglio precisati “motivi di ordine pubblico”.
Ma perché due ripensamenti così repentini da parte da due istituzioni tanto strategiche per l’affermazione della democrazia e del pluralismo? La risposta, secondo Dugin, è “l’egemonia“. In altre parole, I poteri forti e, spesso, occulti, che pretendono di pilotare i processi evolutivi dell’umanità, demonizzando ogni idea, ogni pensiero alternativi.
La relazione del politologo moscovita, censurata dall’ateneo messinese e dalla Regione Calabria, è contenuta in un video registrato proprio ieri e pubblicato sulla pagina Facebook di Risorgimento meridionale per l’Italia, Un documento che dimostra la mitezza dell’uomo e la sua caratura culturale. A dispetto delle illazioni piovute in questi giorni da parte di partigiani e socialisti siciliani, il 57enne filosofo russo – che parla l’italiano in maniera sorprendentemente corretta e forbita – non solo prende categoricamente le distanze dal razzismo, dalla xenofobia, da qualunque tipo di negazione dei diritti civili, ma affonda le origini del proprio pensiero in quello di Antonio Gramsci. Vantando anche rapporti con comunista di ferro come Giulietto Chiesa.
Il suo libro, come lui stesso riferisce, è stato tradotto in tutte le lingue europee e anche in quelle asiatiche più importanti, come il turco, il cinese, l’arabo. Molto letto anche negli Stati Uniti, dove alcuni addirittura ritengono che abbia ispirato Donald Trump, definendolo “il filosofo più pericoloso del mondo”.
A detta di Dugin, come spiegato ieri a Gioia Tauro, il liberalismo, che è la prima teoria politica ma anche l’unica attuale, dopo la sconfitta del comunismo e del nazismo, ha distrutto ogni forma di identità, perdendo l’umanità degli albori per scadere nel totalitarismo: “Tutti sono liberi di essere liberali. Chi non è liberale non ha diritto di esistere. Questa l’essenza del capitalismo egemonico, secondo Antonio Gramsci che non considerava il fenomeno solo economicamente ma anche spiritualmente”. Stessa condanna per il progressismo che “è una forma totalitaria” e che ha la pretesa di scrivere e interpretare la storia a senso unico. “Il liberalismo non è superamento del totalitarismo ma è il totalitarismo stesso”, poiché teso a emarginare chiunque non ne condivida le idee.
In ognuna delle tre ideologie politiche analizzate, Dugin ravvisa il cosiddetto soggetto cartesiano. Nel liberalismo “è l‘individuo, l’uomo liberato da tutti i legami con l’identità collettiva. Questa l’essenza del liberalismo. “All’inizio era il protestantesimo, poi il cosmopolitismo e anche la politica gender, che tende a sciogliere il legame con il sesso che è identità collettiva. Il nuovo passo è liberare l’individuo dall’umanità, il post umanesimo“. La meta è l’intelligenza artificiale, Ma cosa è l’individuo senza questi legami? “Niente”, secondo il politologo.  “Il prossimo bersaglio è l’individuo stesso, quando tutte le forme di identità collettiva saranno distrutte”.
Dugin non esita a parlare di nichilismo a proposito delle tre teorie. Nel comunismo il soggetto cartesiano è la classe. Ma si tratta, a suo dire, di “concetti vuoti”. Il proletario “è un’astrazione che nella realtà non esiste, un individuo, secondo Marx, non solo senza proprietà, ma senza qualità”. Il fallimento, e le discriminazioni, del comunismo, il filosofo russo li ha vissute direttamente sulla propria pelle. Da stigmatizzare, per lui, anche l’esperienza nazista. Con le spinte xenofobe e razziste che ne sono proprie. Il nazismo rappresenta la terza teoria politica, dove il soggetto è lo Stato o meglio la razza, “un’invenzione del colonialismo britannico, quindi un’idea liberale, nata  dalla necessità di giustificare la schiavitù. Per Benedict Anderson i nazionalismi precedono le nazioni. Sono forme artificiali di organizzazioni sociali, portate all’estremo per esempio dal fascismo“.
Per Dugin, la quarta teoria è essere illiberali, superando le due forme alternative del comunismo e del nazionalismo, del fascismo e nel nazismo. Essere illiberale senza essere né fascista, né comunista: “Bisogna immaginare, creare, sviluppare la critica al liberalismo attuale, ideologia dominante, totalitaria, globalista, presente anche nelle istituzioni, come l’Unione Europea. All’inizio ero a favore, per l’affermazione di un’Europa autentica, indipendente, con la sua identità, valori, tradizioni, cultura, storia. Ma questa Unione Europea è puramente economica, liberale e totalitaria. Non lascia la parola alle alternative, con la demonizzazione dei populismi, senza ascoltare chi li vota”.
“I liberali – insiste – hanno il monopolio del futuro e non vogliono lasciare ad altri, nemmeno ai movimenti puramente democratici, la possibilità di entrare nel dibattito sul futuro. Solo loro possono definire il futuro. E coloro che non sono d’accordo sono conservatori, nazisti, sottosviluppati, stalinisti, marginalizzati, demonizzati”.
Il superamento del fascismo e del comunismo è necessario poiché, secondo Dugin, sono esperienza che paradossalmente hanno fortificato il liberalismo. La quarta teoria politica “è una visione, un’alternativa ideologica, non dogmatica, non completa. Un invito a pensare. Il soggetto alternativo è il popolo in quanto identità esistenziale, e non concetto astratto”,  “Sono a favore del popolo e per questa ragione sono populista. Bisogna porre il popolo al centro, difendere l’identità collettiva sociale, politica, debellare il nichilismo delle tre ideologie”.
“In Europa comincia oggi – aggiunge – una guerra culturale, non una lotta di classe, non delle razze o delle nazioni, non una battaglia economica. Il campo di battaglia è proprio il populismo. In ballo c’è l’egemonia, che di economico, come diceva Gramsci, non ha nulla. Si tratta di egemonia delle idee, egemonia spirituale. Tutti devono essere consapevoli di questa battaglia storica. La lotta è per l’uomo, la vera democrazia, il vero umanesimo“.
Niente di violento, quindi. Ma di pericoloso sì. Almeno per chi pretende di imporre il pensiero unico, per chi è a favore della libertà di pensiero purché sia il il proprio. Probabilmente, per questa ragione il libro di Dugin, come lui stesso racconta, è vietato su Amazon dove, però, “è possibile trovare Stalin, Mao, Mein kampf di Hitler“. Ma non La quarta teoria politica. “Perché – ripete Dugin – sono definito il filosofo più pericoloso”.

 https://www.lecodelsud.it/no-a-liberalismo-comunismo-e-nazismo-dugin-in-un-video-facebook-di-risorgimento-meridionale

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