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Messina dall’arcobaleno della pace alla notte dell’intolleranza, così l’Università prova a censurare Dugin





Dall’onda pluralista, o presunta tale, dello Stretto Pride alla censura contro ciò che non si conosce, il passo è breve nella Messina delle baracche e del sottosviluppo economico, sociale e culturale. Una città passata in appena 48 ore dall’arcobaleno della pace alla notte fonda dell’intolleranza. Culminata nel boicottaggio, a opera di partigiani, partiti politici e, perfino, docenti universitari, dello scrittore e politologo russo Aleksandr Dugin.
L’autore de La Quarta Teoria Politica avrebbe dovuto tenere una lectio magistralis domani, alle 17, nell’aula Cannizzaro del rettorato dell’Università di Messina. Tuttavia, quest’ultima, oggi, con un clamoroso dietrofront, “comunica di non concedere alcun locale dell’Ateneo per lo svolgimento dell’evento”, “tenuto conto anche delle numerose perplessità manifestate da molti docenti e delle controverse posizioni ideologiche del relatore”. In precedenza, si erano già registrate le dure critiche della Federazione associazioni partigiane (Fiap) e del Partito socialista siciliano (Pss). Quanto basta per censurare l’unica tappa siciliana di uno dei più autorevoli pensatori della storia contemporanea, organizzata dalle associazioni Città plurale, Vento dello Stretto e Morgana le quali, in extremis, sono riuscite a ripiegare sul Royal Palace Hotel, Domani, sempre alle 17.
Messina, insomma, si scopre ancora una volta ipocrita. Per nulla aperta alle novità, al progresso, alla libera circolazione delle idee. Soprattutto, si confermano ipocriti coloro che non hanno mai mosso una protesta pubblica, nemmeno timida, contro le piaghe secolari della città. Dove sono le tante persone accorse allo Stretto Pride, quando ci sarebbe da manifestare contro le gravissime carenze idriche, culminate con le tre settimane senza acqua del 2015, mentre i giovani e meno giovani sono costretti a emigrare per trovare lavoro e prospettive, mentre rifiuti e topi sommergono strade, case e quant’altro, mentre nel centro-nord Italia i connazionali godono di ben altri servizi grazie alle discriminazioni perpetrate nei decenni dai governi, compreso quello attuale?
Soprattutto, che tipo di tolleranza è quella sdoganata sabato scorso per le vie del centro, con cartelli inneggianti all’antifascismo o con su scritto “meglio frocio che fascio”? Espressioni non d’amore ma di rancore, degne dei peggiori cortei della Sinistra giovanile, con i famosi cori “uccidere un fascista non è reato”. Come dimostra, del resto, l’impunità degli autori del tristemente noto rogo di Primavalle, in cui morirono Virgilio e Stefano Mattei, due pericolosissimi fascisti di 22 e 8 anni. Pagina tragica quanto crudele della storia italiana, di cui, al pari di tante altre, come per esempio le Foibe, i libri della sub cultura partigiana preferiscono non parlare.
“Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire”, è una frase attribuita erroneamente a Voltaire. Una frase che, in ogni caso, condensa il significato delle parole pluralismo, tolleranza, libertà. Compresa quella di pensiero. Scomodata dalle sinistre italiane solo quando occorre diffondere il proprio verbo o quello dei nemici dei propri nemici. Quanto, invece, si tratta di idee non condivise, scatta la gogna, il boicottaggio, la censura. E’ stato così nel 2007, quando all’allora padre della chiesa cattolica, Benedetto XVI, è stato di fatto impedito di intervenire a La Sapienza di Roma. Non si sa mai potesse diffondere un qualche messaggio cristiano improntato all’amore e alla pietà. E’ così quando si pretende di buttare fuori dalle aule scolastiche i crocifissi o si impediscono gesti semplici come la benedizione delle classi o si abolisce la parola Natale. Chissà mai che l’esempio di Gesù, basato sulla carità e il sacrificio, possa essere molesto.
Alla fiera del libro di Torino, gli pseudo intellettuali di sinistra, fiancheggiati dai politici perbenisti e buonisti che hanno distrutto e continuano a distruggere il Paese, hanno recentemente protestato contro l’editore fascista (sebbene il fascismo, per chi non lo sapesse, non sia un reato) che pubblica interviste a Matteo Salvini ma non contro i libri del pluriomicida e terrorista Cesare Battisti. La verità è che, dietro queste prese di posizione estreme, c’è una profonda violenza. E, soprattutto, una granitica ignoranza, mista a povertà d’animo e di spirito.
I docenti universitari, i partigiani, i socialisti che vogliono mettere il bavaglio a Dugin sono coloro che nei salotti della Messina bene si riempiono la bocca di grandi valori come la libertà di pensiero. Purché sia il loro, naturalmente. E che i libri che non si allineano al proprio credo li brucerebbero, come facevano i nazisti. Di certo, non li leggono. Perché, se lo facessero, saprebbero che quanto scrive e sostiene Dugin non c’entra proprio nulla con le accuse che gli vengono mosse.
Ne sia prova, la recensione a La Quarta Teoria Politica pubblicata da Luca Bagatin su Pensierolibero.it il 26 giugno 2017. Spiegazione, a prova di cretino, di come il politologo di 57enne di Mosca voglia superare le tre grandi teorie politiche del passato, liberismo, comunismo e nazismo, e con esse il dualismo destra – sinistra, per approdare al recupero della centralità dell’essere umano e del popolo contro quella dell’élite, dell’identità nazionale contro la non-identità globale, in contrapposizione all’individualismo, alla liberaldemocrazia, al consumismo, alla xenofobia, allo sciovinismo, al razzismo, al capitalismo, alla società dello spettacolo. Teorie da maneggiare con cura, è vero, per chi teme la forza dirompente delle idee.

 https://www.lecodelsud.it/messina-dallarcobaleno-della-pace-alla-notte-dellintolleranza-cosi-luniversita-prova-a-censurare-dugin

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