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LO STRANO CASO DI CONTE E TRIA, ILLUSTRI SCONOSCIUTI CHE DETTANO LA LINEA AL GOVERNO GIALLOVERDE

“…Ma è necessario questa natura saperla bene colorire, ed essere gran simulatore e dissimulatore: e sono tanto semplici gli uomini, e tanto obediscano alle necessità presenti, che colui che inganna, troverrà sempre chi si lascerà ingannare”. 
Mi è tornata alla mente questa mirabile sintesi proposta nel “Principe” da Machiavelli nel notare le bizzarre “contorsioni” che stanno lacerando ora il governo Conte, “scosso” dall’ipotesi “minibot” messa recentemente sul piatto dal leghista Claudio Borghi Aquilini. Nel merito della questione Borghi ha ragione da vendere. Nessuna norma vieta l’utilizzo di uno strumento che serve per accelerare il pagamento dei debiti che la Pubblica Amministrazione ha già contratto con famiglie e imprese, strangolate da inaccettabili ritardi degni di un Paese del terzo mondo. I minibot, con buona pace di Draghi, non aumentano il “debito pubblico” (ammesso e non concesso che sia un crimine aumentarlo), perché si limitano a cartolarizzare un debito già esistente come ampiamente dimostrato dallo stesso Borghi e dall’economista Nino Galloni (clicca per leggere). Ma non è questo il punto che vorrei approfondire nel pezzo di oggi, essendo ovvio e intuitivo il fastidio che le élite finanziarie- che parlano bocca del Presidente della Bce- possano provare nell’osservare i prodromi di una strategia governativa che punta a superare il ricatto della “mancanza di liquidità” maleficamente costruito dagli usurai di Bruxelles e Francoforte. E’ interessante invece notare come- subito dopo “l’altolà” imposto dal “drago” originale che tutto osserva dall’Eurotower- anche i “draghetti” Conte e Tria presenti in qualità di “tecnici” in ruoli chiave del governo gialloverde (Giuseppe Conte, meno conosciuto dell’omonimo Antonio, fa addirittura il premier) hanno iniziato a “sputare fuoco” contro i minibot nonostante si tratti di un provvedimento esplicitamente previsto nelle pieghe del famoso “contratto di governo” sul quale il notaio Giuseppe Conte- che cammina sulle orme del più famoso giurista Pocaterra che smistava i “pacchi” nel fortunato programma televisivo “Affari Tuoi”- dovrebbe coscienziosamente vigilare. Ma si sa quando parla Draghi non c’è contratto che tenga. Ora, siccome Conte, Tria e anche l’inutilmente sorridente Moavero rappresentano tre voti (tre voti complessivi, non il 3 per cento dell’elettorato fate attenzione) in tutto, verrebbe normale chiedersi in forza di quali “poteri nascosti” questo trittico eserciti un potere di interdizione così marcato per la gioia di quel Sergio Mattarella che poco più di un anno fa voleva nominare Cottarelli premier in sfregio all’intero Parlamento. Se in Italia governa chi ha i voti, e i voti li hanno Di Maio e Salvini, come è possibile che le decisioni le prendano Tria e Conte? Evidentemente nessuno di loro ha mai studiato a dovere il famoso “sillogismo aristotelico”. Oppure, più che una mancanza di studi classici, siamo probabilmente in presenza del solito “gioco delle parti”, con Salvini e Di Maio nei panni dei “poliziotti buoni” che provano a rintuzzare a beneficio di telecamera i “poliziotti cattivi” Conte e Tria, arcigni difensore della Ue. I nostri governanti sappiano però che il popolo italiano non ha “l’anello al naso”, essendo adesso in grado di riconoscere le manovre dissimulate di un potere che usa sempre gli stessi trucchi. Salvini si ricordi infine della triste parabola subita da Renzi, passato in un battibaleno dal 40%  di consensi alla pensione anticipata. Da quando Machiavelli scrisse il Principe ne è passata tanta di acqua sotto i ponti.
Francesco Maria Toscano
10/06/2019

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