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LE FORZE DELLA TERRA CONTRO QUELLE DEL MARE. PERCHE’ CARL SCHMITT NON HA SEMPRE RAGIONE

Gli ingenui credono che gli equilibri di potere che governano la Terra possano essere modificati da esperti in “solipsismo”, da politici bravi nel confondere il sovranismo con l’autarchia, stupidi cioè fino al punto da ritenere che basti chiudere il mondo al di là del Brennero per risolvere tutti i problemi dell’Italia. Sfortunatamente le cose non stanno così. La globalizzazione è un fatto umano e come tutti i fatti umani è perciò reversibile; ma per decostruire questa globalizzazione infame non basta che un Paese si metta da solo ad urlare contro tutti, finendo così con il confondere la geopolitica con il folklore. Un nuovo e migliore ordine globale potrà nascere solo grazie alla realizzazione di alleanze transnazionali fra diversi leader uniti dal comune desiderio di superare gli attuali rapporti di forza. Questa ovvietà scatena però spesso in automatico la reazione dei cosiddetti “puristi”, di quelli cioè che accusano di collaborazionismo con il nemico chiunque provi a disegnare un “fronte largo” capace di combattere adeguatamente la dittatura finanziaria oggi dominante. Tale argomento è tornato d’attualità in questi giorni, caratterizzati dalla visita americana del ministro Salvini che ha fatto storcere il naso a molti “rivoluzionari immaginari”. Se il prezzo della guerra alla Ue consiste nel tornare scodinzolanti dallo zio Sam, questo il ragionamento del “purista classico”, tanto vale tenersi Juncker, Moscovici Dombrovskis. Questa sintesi è sbagliata nel merito e nel metodo. Partiamo dal merito. Chi arriva a simili fallaci conclusioni crede il più delle volte che la costruzione del mondo unipolare e alienante in cui viviamo adesso sia esclusiva responsabilità degli Stati Uniti D’America, analizzati e vissuti quale soggetto storico monolitico che persegue obiettivi di dominio perpetuo e assoluto a prescindere dal rituale e cosmetico cambio delle sue classi dirigenti interne. Chi sposa simili conclusioni tende inoltre generalmente ad abbracciare acriticamente e in termini statici e atemporali la lezione di Carl Schmitt, il quale immaginava una perenna lotta fra le potenze del mare (talassocratiche) e quelle della terra (telluriche) per la conquista e la salvaguardia del potere. Da Cartagine contro Roma fino ad arrivare agli Stati Uniti e ai loro alleati inglesi contro le nazioni “euroasiatiche”, la lotta manichea per la supremazia verterebbe quindi sempre e comunque intorno agli elementi primordiali dell’acqua e della terra. Questa chiave di lettura- proposta da Schmitt in libri decisivi come “Terra e Mare” e il “Nomos della Terra”- è suggestiva e in parte geniale, a patto che non si finisca però con il brandirla sempre e comunque in preda al fanatismo manicheo. Cosa succede infatti quando il comando delle potenze “talassocratiche” finisce nelle mani di outsider che, anziché consolidare il mondialismo americano di marca unipolare, finiscono invece con il picconarlo vistosamente mandando in bestia in prima luogo il deep state del loro stesso Paese? Non so se vi siete accorti che i colpi più potenti all’attuale establishment globalista arrivano ora proprio dagli Stati Uniti di Trump e dalla Gran Bretagna di Farage e Johnson, avanguardie che hanno aperto una breccia nel cuore dell’Impero che noi siamo chiamati a sfruttare. Facendo troppo gli schizzinosi invece, trattando cioè tutto ciò che è anglosassone come un unico e irredimibile “vaso d’obbrobrio”, ci precluderemmo adesso la possibilità di dare una spallata definitiva ad un sistema marcio che merita di crollare. Dal punto di vista tattico, per concludere, è nostro preciso dovere perciò offrire interessate e contingenti sponde occasionali a chi, in America come in Gran Bretagna, lavora con successo per scardinare i vecchi e luridi blocchi di potere formatisi alcuni decenni fa intorno alle pessime figure di Bill Clinton e Tony Blair, fautori pericolosi e falliti di quella sciagurata “terza via” preconizzata da Giddens che è alla base di tutti i mali odierni e contemporanei. Chi non capisce questo, direbbe Lenin, merita di rientrare a buon diritto nella folta categoria degli “utili idioti”.
Francesco Maria Toscano
22/06/2019


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