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Il caso Dugin. Come e perché le vestali del mondialismo morente hanno perso il senso del limite e del ridicolo.

Si è tenuta ieri la prima e unica conferenza calabrese del tour italiano del professor Aleksandr Dugin- fra i più influenti filosofi e politologi del mondo attuale e contemporaneo- organizzata in tempi da record dal laboratorio politico-culturale Risorgimento Meridionale per l’Italia (www.risorgimentomeridionale.it) per ovviare in parte all’ inqualificabile trattamento riservato all’illustre pensatore russo dall’Università di Messina che, viste le attitudini dimostrate, farebbe bene da ora in avanti ad istituire un corso di laurea in “Oscurantismo e lode del pensiero unico”. L’incontro- previsto inizialmente nella Sala Giuditta Levato del Consiglio regionale della Calabria- si è poi effettivamente tenuto nei locali de la “Commanderie” a Gioia Tauro perché gli arcigni “difensori della fede” che occupano (ancora per poco) le stanze del potere locale- a partire dai burocrati al servizio del Presidente del Consiglio pro tempore Nicola Irto- hanno improvvisamente revocato la concessione della sala per non meglio precisate “ragioni di opportunità”. Chi volesse approfondire la “genesi” e lo “svolgimento” di questa tragicomica vicenda guardi il video dei lavori della conferenza (clicca per guardare). Gli apostoli del politicamente corretto- quelli che pretendono orwellianamente di fregiarsi del titolo di liberaldemocratici proprio nel mentre di tappare la bocca ai dissidenti- dipingono Dugin come una specie di “nazista mascherato”, insidioso perché colto, mellifluo agente del “fascismo eterno” da soffocare sul nascere. Questa lettura della realtà- oltre che falsa e ridicola- è smentita “per tabulas” dallo stesso Dugin (per saperlo bisogna però fare la fatica di leggere i suoi libri), anche ieri protagonista a Gioia Tauro di una disamina geopolitica che condanna in maniera risoluta e categorica l’esperienza storica del nazifascismo (clicca per leggere). Il fenomeno, per dirla con Fusaro, dell’antifascismo in assenza di fascismo è poi particolarmente fastidioso perché cavalcato da una area politica (la cosiddetta “sinistra fucsia”) che si riconosce oggi nelle posizioni di chi, in gioventù, fascista lo era per davvero (penso al fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari o al già membro dei gruppi fascisti universitari Giorgio Napolitano). Quella stessa area politica che ha rinnegato e dimenticato la lezione di Antonio Gramsci, uno che durante il ventennio viceversa- anziché marciare da “bravo balilla”- veniva sbattuto in galera dal regime. Non potendo quindi mistificare direttamente la proposta ideologica e prospettica di Dugin, il mainstream sceglie perciò di colpire in maniera “obliqua”, evidenziando il profilo di “estrema destra” e le “ombre nere” che aleggerebbero intorno alla sua figura (clicca per leggere). Questo modo di informare è suggestivo ma parziale e non corretto, perché Dugin ha pubblicamente spiegato a più riprese di avere sovente presenziato ad incontri organizzati da gruppi che si rifanno chiaramente ad altre e diverse tradizioni politiche. Non a caso ieri, accettando di ricevere la tessera onoraria del Risorgimento Meridionale per l’Italia, laboratorio politico/culturale antiglobalista che nessuno può accusare neppure lontanamente di covare simpatie “neofasciste” (leggi il nostro Manifesto Politico), Dugin ha dato prova inconfutabile della coerenza del suo agire. L’establishment sclerotizzato è isterico perché prevede l’inarrestabile fine del “mondialismo morente” e, per conseguenza, perde comprensibilmente il senso del limite e del ridicolo. A breve accuseranno di “fascismo” anche tipi alla Stefano Fassina o Federico Rampini, ex progressisti ora “rinnegati” per aver osato uscire in solitaria dalla “caverna di Platone” del politicamente corretto. Una risata li seppellirà.

Francesco Maria Toscano

12/06/2019

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