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ARGENTINA: ULTIMO CADAVERE DELLE POLITICHE ULTRALIBERISTE DEL FMI


Un cadavere si muove in Sud America, in direzione delle nuove  elezioni: l’Argentina. Il governo Liberista di Macrì, salito al governo dopo elezioni che hanno visto assegnargli una larga maggioranza ed un vantaggio di ben 12 punti sull’avversario peronista, sta affrontando una crisi economici molto profonda e da cui non riesce  a trovare una via d’uscita.
Prima di tutti il PIL argentino è precipitato del 5,8% negli ultimi 12 mesi, un risultato eclatante e raggiunto seguendo le indicazioni del FMI:
Per fermare una spirale svalutativa  del Peso che stava anche mettendo in difficoltà la capacità del paese di ripagare il debito pubblico (in valuta non in dollari) il governo ha accettato un prestito di 56,3 miliardi di dollari, in cambio dell’applicazione delle politiche economiche volute dall’ente internazionale che possiamo riassumere con :
  • crescita zero della base monetaria;
  • taglio ai sussidi pubblici alle tariffe, con conseguente loro aumentoo
  • riforma pensionistica con prolungamento dell’età lavorativa
  • calmierazione degli stipendi del settore pubblico.
Le mosse sono state in grado di sommare i disastri di una monea instabile e svalutata con quelli di un una contrazione economica:
  • dato che l’export argentino deriva essenzialmente dai settori primari, agricoltura ed estrazione, e che questi non possono crescere la produzione a piacimento, la svalutazione non ha avuto la capacità di aumentare l’export, ma solo di importare inflazione tramite l’import;
  • in compenso il taglio della base monetaria ha fatto esplodere gli interessi in modo tale che ora non sono convenienti gli investimenti interni produttivi, ma solo quelli speculativi;
  • l’aumento delle tariffe, il contenimento dei salari ed il taglio delle pensioni hanno avuto come effetto quello di far precipitare la domanda interna;
  • aggiungiamo i sommovimenti sociali con impressionanti scioperi in settori chiave come i trasporti aerei ed i porti;
  • il tutto condito da un sistam infrastrutturale che avrebbe bisogno di forti investimenti, come dimostra il recente black out totale sul paese.
Un mix politicamente devastante, tanto che i Peronisti , che presenteranno l’ex capo di gabinetto della presidenza Kirchner ,Alberto Fernández, e la stessa Christina Kirchner come vice, sono in vantaggio e non è neppure sicuro che Macrì, divenuto molto impopolare, partecipi. Molti vedono candidato per i liberali, al suo posto, María Eugenia Vidal , governatrice di Buenos Aires. Il suo programma sarà comunque quello di prima, ma accelerato: più flessibilità del lavoro, più privatizzazioni anche nel settore sociale…. Insomma non è servita la prima cura, ve ne do il doppio. Chissà come la prenderanno gli elettori.
Nel frattempo le mosse del FMI sono state utili a contenere il debito? No….
No, anzi , lo ha fatto esplodere, in modo molto simile a quello che è successo dal 2011 al 2013 in Italiano applicando politiche simili. Il che ci riporta al concetto di pazzia einsteinaiano: continuare a ripetere lo stesso comportamento ed attendersi dei risultati diversi.
Fabio Lugano su scenarieconomici.it

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